La trasformazione digitale del settore delle costruzioni non si misura soltanto contando quanti software BIM vengono utilizzati negli studi di progettazione. Il passaggio è più profondo e riguarda il modo in cui le informazioni vengono prodotte, organizzate, condivise e utilizzate durante il ciclo di vita di un’opera.
Il primo rapporto nazionale del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, “La digitalizzazione e gestione informativa delle opere pubbliche e private in Italia”, restituisce una fotografia molto chiara della situazione italiana: l’interesse verso la digitalizzazione è ormai ampio, ma la maturità digitale della professione resta disomogenea. Le competenze sono distribuite in modo irregolare, l’esperienza concreta nell’utilizzo del BIM è ancora limitata e persistono differenze significative legate all’età e al contesto organizzativo.
L’indagine ha coinvolto complessivamente 3.793 ingegneri, dei quali 2.278 hanno completato integralmente il questionario. L’obiettivo era analizzare non soltanto la diffusione del BIM, ma anche il livello di conoscenza degli standard tecnici, le certificazioni professionali e la disponibilità di strumenti informatici a supporto della progettazione e della gestione delle opere.
L’interesse per la digitalizzazione è alto, l’applicazione molto meno
Il primo dato da considerare è positivo: circa l’85% degli ingegneri intervistati dichiara di essere molto o abbastanza interessato ai temi della digitalizzazione e della gestione informativa delle opere.
Quando però si passa dall’interesse all’esperienza professionale, il quadro cambia.
Il 43,3% degli intervistati dichiara di non aver mai lavorato, negli ultimi cinque anni, in ambiti legati alla digitalizzazione e alla gestione informativa delle opere. E soltanto il 16,7% afferma di essere stato coinvolto spesso o sempre in commesse BIM, mentre il 51,6% non vi è mai stato coinvolto.
La distanza tra questi numeri racconta qualcosa di importante: il BIM è ormai entrato nel dibattito professionale, ma non è ancora diventato una pratica ordinaria e strutturata per una parte consistente della categoria.
Non significa che manchi interesse verso l’innovazione. Al contrario. Significa che il passaggio dalla conoscenza teorica all’integrazione del BIM nei processi di lavoro richiede ancora un salto organizzativo.
Le competenze avanzate restano una minoranza
È probabilmente questo il dato più netto del rapporto.
Solo il 7,1% degli ingegneri dichiara di possedere conoscenze BIM avanzate. Il 50,4% si colloca invece su un livello di competenza frammentato, mentre il 21,2% dichiara di non avere competenze BIM. Nel complesso, quindi, oltre sette professionisti su dieci si trovano lontani da un livello di preparazione avanzato.
Il rapporto evidenzia anche un marcato divario generazionale. Le competenze avanzate raggiungono l’11,9% tra gli under 40, scendono al 3,9% nella fascia tra 41 e 55 anni e arrivano al 3% tra gli over 55.
La differenza non riguarda soltanto l’età. Anche il contesto organizzativo sembra incidere sulla possibilità di sviluppare competenze e capacità di applicazione. Nel settore privato e non profit la quota di professionisti con competenze avanzate arriva al 12,9%, contro il 3% del settore pubblico. Negli studi associati e nelle società raggiunge il 7,7%, mentre negli studi individuali si ferma al 4,5%.
Il dato suggerisce che la maturità BIM non dipende esclusivamente dalla preparazione del singolo professionista. Servono anche strutture in grado di sostenere la formazione, definire procedure e integrare il BIM nei propri flussi di lavoro.
Il vero ostacolo non è soltanto tecnologico
È qui che l’indagine diventa particolarmente interessante.
Se la digitalizzazione fosse soprattutto una questione di tecnologia, ci si aspetterebbe che la principale priorità indicata dagli ingegneri fosse l’acquisto di software e hardware.
Non è così.
Alla domanda su quali interventi possano accelerare la transizione digitale, la formazione viene indicata dall’82,2% degli intervistati. Seguono lo sviluppo di procedure interne, con il 58,1%, una maggiore consapevolezza da parte di proprietà e direzione, con il 52,1%, e l’acquisizione di hardware e software, indicata dal 45,3%.
La gerarchia delle risposte è significativa. La tecnologia è necessaria, ma da sola non risolve il problema.
Un ambiente BIM efficace richiede persone capaci di utilizzarlo, procedure che ne definiscano l’impiego e un’organizzazione che sappia integrare le informazioni all’interno del processo progettuale. Senza questi elementi, il rischio è che il BIM rimanga confinato alla modellazione, senza produrre tutti i benefici che può offrire nella gestione del progetto.
Lo stesso rapporto segnala infatti che il 46,8% degli ingegneri non dispone di software per la modellazione BIM, mentre il 60,4% non dispone di software per il controllo dei modelli.
La questione, quindi, non è semplicemente avere o non avere uno strumento. È costruire un sistema di lavoro nel quale gli strumenti digitali siano realmente parte del processo.
Dal modello alla gestione dell’informazione
È anche per questo che parlare di BIM esclusivamente come di una tecnologia di modellazione rischia di essere riduttivo.
La gestione informativa coinvolge le diverse fasi dell’opera e richiede un coordinamento tra soggetti, discipline e informazioni. Nel corso dell’incontro organizzato dal CNI sono stati affrontati proprio questi aspetti, dalla programmazione alla progettazione fino alla fase esecutiva, insieme al quadro tecnico e normativo di riferimento.
Anche la conoscenza degli standard conferma quanto il percorso sia ancora in evoluzione. Solo il 14,3% degli ingegneri dichiara di conoscere nel dettaglio la norma UNI 11337, mentre gli standard internazionali BCF, bSDD e IDS risultano ancora scarsamente conosciuti e utilizzati, con percentuali di utilizzo effettivo inferiori al 5%.
Il tema, quindi, non è soltanto progettare un modello digitale. È saper governare le informazioni che quel modello contiene e gli scambi informativi che si sviluppano attorno a esso.
Il BIM viene apprezzato soprattutto per ciò che permette di decidere prima
Nonostante le difficoltà di adozione, gli ingegneri riconoscono con chiarezza il valore della metodologia.
Il vantaggio indicato più frequentemente è l’anticipazione delle decisioni progettuali, scelta dal 57,9% degli intervistati. Seguono il miglioramento della gestione dei cantieri, indicato dal 38,1%, e quello del costruito, indicato dal 34,3%.
È un aspetto centrale.
Il valore di un processo informativo strutturato emerge infatti soprattutto quando consente di affrontare prima le criticità che, in un processo meno coordinato, potrebbero emergere durante la realizzazione dell’opera.
Il BIM diventa così uno strumento di coordinamento progettuale, non semplicemente una rappresentazione tridimensionale dell’edificio.
Una transizione che richiede metodo
Il rapporto CNI restituisce quindi un quadro meno lineare di quanto potrebbe sembrare.
Da una parte, l’interesse verso la digitalizzazione è ormai consolidato. Dall’altra, competenze, strumenti e processi non hanno ancora raggiunto un livello omogeneo. Il 57,9% degli ingegneri ritiene insufficienti gli sforzi attualmente messi in campo dalla propria organizzazione per raggiungere una piena maturità digitale, mentre il 22,6% ritiene che saranno necessari più di cinque anni.
Non è quindi una trasformazione che si completa semplicemente introducendo un nuovo software.
È un percorso che coinvolge formazione, organizzazione interna, procedure, standard e capacità di collaborazione.
Per una realtà di progettazione integrata come Mutina Engineering, questo approccio è particolarmente rilevante. L’azienda utilizza la metodologia BIM per coordinare dati e discipline e per rendere il progetto più chiaro, riducendo le interferenze e migliorando il coordinamento tra le diverse competenze coinvolte.
La digitalizzazione dell’ingegneria italiana, dunque, non è una gara a chi adotta per primo la tecnologia più recente. È soprattutto una questione di capacità di trasformare quella tecnologia in un metodo di lavoro efficace.
Ed è probabilmente proprio questa la differenza tra utilizzare il BIM e progettare realmente attraverso il BIM.



