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Il costo dell’inazione climatica: gli edifici sono la prima linea di difesa contro il nuovo clima

Il cambiamento climatico non è più soltanto una questione ambientale. È diventato anche una questione economica, energetica e progettuale.

Gli eventi estremi stanno producendo danni sempre più rilevanti e gli edifici si trovano al centro di questa trasformazione: da una parte contribuiscono in modo significativo ai consumi energetici e alle emissioni; dall’altra sono il luogo in cui trascorriamo gran parte della nostra vita e il primo spazio in cui possiamo ridurre concretamente gli effetti delle temperature estreme.

Il punto, quindi, non è soltanto costruire edifici più efficienti. È rendere il patrimonio esistente capace di affrontare condizioni climatiche per le quali, in molti casi, non era stato progettato.

Un patrimonio edilizio che invecchia insieme al clima

Il dato più significativo riguarda proprio la dimensione del patrimonio da riqualificare.

Secondo la Commissione europea, circa il 75% degli edifici dell’Unione presenta una scarsa prestazione energetica e il tasso annuo di riqualificazione si aggira intorno all’1%. L’85% degli edifici europei è stato costruito prima del 2000 e la grande maggioranza degli edifici oggi esistenti continuerà a essere utilizzata nel 2050.

Questo significa che una parte consistente del patrimonio edilizio europeo è stata progettata in un contesto climatico, energetico e tecnologico molto diverso da quello attuale.

Per decenni, il problema principale è stato mantenere il calore all’interno degli edifici durante l’inverno. Oggi la progettazione deve confrontarsi con un’altra esigenza: evitare che gli ambienti si surriscaldino durante estati sempre più calde e prolungate.

La differenza non è soltanto stagionale. Cambia il modo in cui deve essere concepita la prestazione complessiva dell’edificio.

Quando il raffrescamento diventa parte del problema

Il ricorso alla climatizzazione è una risposta fondamentale alle temperature elevate, soprattutto per proteggere le persone più vulnerabili. Ma affidarsi esclusivamente all’aumento della capacità di raffrescamento significa intervenire sul sintomo senza ridurre necessariamente il fabbisogno dell’edificio.

Il meccanismo è abbastanza semplice: quando le temperature esterne aumentano, aumenta il bisogno di raffrescamento; quando aumenta il numero di edifici che devono essere raffrescati contemporaneamente, cresce la domanda di elettricità e aumentano i picchi di carico.

L’International Energy Agency stima che, mantenendo le politiche attuali, la domanda mondiale di elettricità legata al raffrescamento aumenterà di circa 1.600 TWh entro il 2035. Si tratta di una quantità equivalente, grosso modo, all’attuale domanda elettrica annuale di Giappone e Corea del Sud messe insieme.

Per questo la strategia non può consistere semplicemente nell’installare più sistemi di climatizzazione o nel farli funzionare più a lungo.

La riduzione del fabbisogno deve partire dall’edificio.

Involucro, isolamento, serramenti, schermature solari, orientamento, ventilazione e caratteristiche degli impianti concorrono a determinare la capacità di un edificio di mantenere condizioni interne adeguate limitando il ricorso all’energia.

La Commissione europea include tra le principali misure di riqualificazione proprio il miglioramento dell’isolamento di pareti e coperture, la sostituzione degli infissi, l’installazione di sistemi più efficienti per il riscaldamento e il raffrescamento, le schermature solari e i sistemi di controllo digitale. Una riqualificazione energetica profonda di un edificio con prestazioni molto basse può arrivare a ridurne i consumi energetici fino all’80%.

Comfort e produttività sono parte della prestazione dell’edificio

C’è poi una conseguenza della crisi climatica che spesso viene considerata separatamente dall’efficienza energetica: il suo impatto sulle persone.

Il calore eccessivo non rappresenta soltanto un problema di comfort. L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera lo stress termico un importante rischio per la salute e segnala che interessa anche chi lavora al chiuso. Secondo i dati raccolti dall’OMS, il 30% dei lavoratori frequentemente esposti a condizioni di stress termico riferisce perdite di produttività, mentre la produttività diminuisce del 2-3% per ogni grado di aumento oltre i 20 °C nell’indice WBGT, che tiene conto non solo della temperatura dell’aria ma anche di umidità, radiazione e movimento dell’aria.

Questo porta a una considerazione importante per gli edifici destinati ad attività produttive, uffici e servizi.

La prestazione energetica non è un parametro isolato. Un edificio che consuma poco ma non riesce a garantire condizioni interne adeguate durante un’ondata di calore non può essere considerato realmente resiliente.

L’efficienza deve quindi essere accompagnata dalla capacità di mantenere il comfort e la funzionalità anche quando le condizioni esterne diventano più difficili.

Adattare significa progettare prima il fabbisogno

La risposta al caldo non passa necessariamente dall’aumento indiscriminato della potenza degli impianti.

Una parte significativa della strategia può essere costruita prima ancora di arrivare all’impianto, riducendo il carico termico che l’edificio deve affrontare.

Schermature solari, isolamento dell’involucro, controllo degli apporti solari, ventilazione naturale quando le condizioni lo consentono e soluzioni progettuali adeguate possono contribuire a limitare il surriscaldamento e il conseguente fabbisogno di raffrescamento.

È una logica che cambia anche il modo di affrontare gli interventi sul patrimonio esistente. Non si tratta semplicemente di sostituire una tecnologia con una più efficiente, ma di comprendere come involucro, impianti, utilizzo dell’edificio e condizioni climatiche interagiscano tra loro.

La riqualificazione energetica diventa così anche un intervento di adattamento climatico.

Il conto dell’inazione

C’è infine una ragione economica per accelerare questo processo.

Tra il 1980 e il 2023, gli eventi meteorologici e climatici estremi hanno causato nell’Unione Europea circa 738 miliardi di euro di perdite economiche. Più di 162 miliardi sono stati registrati soltanto nel periodo 2021-2023. L’Agenzia europea dell’ambiente evidenzia inoltre come gli eventi più recenti si concentrino tra gli anni con le perdite economiche annuali più elevate.

Naturalmente non è possibile attribuire questi danni direttamente all’inefficienza degli edifici. Il rapporto è più complesso e coinvolge infrastrutture, territorio, sistemi urbani, attività produttive e capacità di risposta agli eventi estremi.

Ma è proprio questa complessità a rendere necessario un approccio integrato alla resilienza.

Un edificio energeticamente inefficiente richiede più energia per mantenere le condizioni interne desiderate. Un involucro poco performante può aumentare il fabbisogno di riscaldamento e raffrescamento. Sistemi impiantistici obsoleti possono aumentare i consumi e ridurre la capacità di risposta alle condizioni esterne. E un edificio progettato senza considerare il clima futuro rischia di diventare progressivamente più difficile e costoso da gestire.

Il costo dell’inazione, quindi, non coincide con una singola voce di bilancio. È la somma di consumi evitabili, manutenzione, maggiore esposizione ai rischi, perdita di comfort e necessità di interventi più urgenti in futuro.

Riqualificare è una scelta di efficienza, ma anche di resilienza

La Commissione europea evidenzia che una migliore prestazione energetica degli edifici contribuisce a ridurre i consumi e le bollette, rafforzare la sicurezza energetica e diminuire la necessità di investimenti nelle reti. Per le famiglie, gli interventi di riqualificazione possono generare risparmi annuali fino a 881 euro, mentre una riqualificazione profonda può ridurre sensibilmente il consumo energetico degli edifici più inefficienti.

Il tema, dunque, non è scegliere tra sostenibilità ed efficienza economica. Una buona riqualificazione deve tenere insieme entrambe.

E deve guardare oltre la prestazione dell’edificio nel momento in cui viene progettato l’intervento.

La domanda più utile non è soltanto: quanto consuma questo edificio oggi?

È: di quali prestazioni avrà bisogno questo edificio nei prossimi venti o trent’anni?

È da questa prospettiva che l’efficienza energetica smette di essere un obiettivo isolato e diventa parte di una strategia più ampia di resilienza.

Il patrimonio edilizio europeo continuerà a esistere mentre il clima cambia. La scelta è quindi tra adattarlo progressivamente alle nuove condizioni oppure continuare a sostenerne, anno dopo anno, il costo dell’inadeguatezza.

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